L’elettronica, quando supera il perimetro cinetico della cassa dritta andando oltre l’anestetico da dancefloor, si sporca inevitabilmente le mani con la realtà. Dopo “Love in Time”, riflessione sul tempo come spazio relazionale, i Nexus tornano con “Upside”, un brano che dirotta l’attenzione dalla dimensione esterna a quella interiore.
Oltre a suonare come una club track dal sapore internazionale, questa release è l’approdo di una convergenza naturale nata tra i corridoi del Tour Music Fest. Qui, tra Bologna e San Marino, l’incontro del duo Alto Vicentino con il producer riccionese Gabry Seth ha innescato una sintonia produttiva che ha permesso di fondere background distanti in un unico, coerente ecosistema di suoni.
“Upside” ha preso forma da un approccio tanto affascinante quanto impervio: quello della conoscenza di sé attraverso il ribaltamento delle proprie certezze. Il concetto di “Upside Down” descritto dagli artisti coincide con lo smarrimento di chi vede il presente confondersi sistematicamente con il passato. È l’accettazione di un caos dove oggi e ieri si sovrappongono, un sabotaggio delle proprie sicurezze necessario per smettere di fuggire e ritrovare, finalmente, una direzione che sia totalmente propria.
Per trovarsi davvero, suggerisce il brano, occorre infatti attraversare l’instabilità. Occorre accettare l’inversione di quelle coordinate interiori che definiscono l’equilibrio, osservando le paure che solitamente releghiamo nel cono d’ombra della coscienza. Un viaggio nel sé che gli artisti stessi definiscono “quasi paranormale”, un cammino in cui l’identità emerge in tutta la sua interezza solo dopo aver avuto il coraggio di guardare il proprio abisso.
La voce di Martina Gaetano (Anyma Blue), autrice e interprete del testo è un’ancora umana, materica, in questa sorta di “catarsi elettronica”. Il richiamo alle «angel’s wings», le ali d’angelo, simboleggia la purezza residuale che si frantuma sotto il peso di una risalita obbligata. La produzione, curata nei minimi dettagli, avvolge le parole in una trama digitale che passa da momenti di divergenza a drop liberatori, rendendo udibile il processo di frammentazione e successiva ricomposizione dell’identità.

Il brano rompe il cliché della dancefloor-fillers a tutti i costi: qui il suono è progettato per destabilizzare. È sound design applicato alla psiche, dove ogni distorsione e ogni cambio di ritmo servono non solo a far ballare, ma a dare sostanza, una forma fisica, al passaggio tra chi eravamo e chi stiamo diventando.
I Nexus portano così il loro genere di riferimento fuori dal recinto del disimpegno, perché scelgono di non vendere l’ennesima illusione di onnipotenza da dancefloor. Lontano delle aspettative del mercato, dove l’elettronica mainstream si è ridotta a un rassicurante rumore bianco per distrarre le masse, “Upside” chiede all’ascoltatore di restare nudo di fronte al proprio disordine. Il beat non è più un fine, ma un mezzo, un bisturi che asporta le sovrastrutture di chi ha paura di guardarsi dentro. E il club, automaticamente, da non-luogo di fuga diventa lo spazio in cui si scende a patti con i propri fantasmi.
Spostare l’asse sul piano dell’introspezione significa dare una nuova dignità intellettuale che il clubbing ha smarrito negli ultimi anni tra algoritmi e drop fotocopia. Nel bel mezzo di un intrattenimento sempre più anestetizzato, i Nexus e Gabry Seth decidono di non essere accomodanti, proponendo un’inversione di rotta in cui l’elettronica torna a essere una vera e propria collisione frontale con la realtà, uno strumento di indagine che incide sulla pelle di chi ascolta.
«L’“Upside Down”, per come lo intendiamo noi, è quel corto circuito che ti fa perdere la traccia principale. È quando tutto cade a pezzi e devi avere il coraggio di restare in quel disordine per capire chi sei veramente.» – Nexus.
A sigillare questa narrazione interviene il videoclip ufficiale firmato da Nicholas Baldini e presentato in anteprima su Sky TG24, un lavoro che tronca ogni legame con l’estetica rassicurante del passato. Baldini non si accontenta di illustrare il brano, ma ne amplifica la portata psicologica seguendo il percorso della protagonista — interpretata da Melissa Gadani— in un’estensione visiva di quel viaggio “paranormale” descritto nel testo. Le immagini lavorano in simbiosi con i suoni viscerali della produzione per inglobare l’ascoltatore in un’esperienza di scoperta interiore, trasformando il video in un dispositivo che forza lo sguardo verso la parte più inesplorata della propria coscienza.
Nato dalla sintonia istintiva tra il duo vicentino e il producer romagnolo, “Upside” è la prova che anche su un dancefloor si può raccontare una deriva personale. Pur consapevole della storia dell’universo elettronico, il brano rivendica un’identità inedita. È l’anticipazione di un panorama possibile in cui la musica dance smette di essere puro intrattenimento e torna a incidere sulla percezione, sulla sensibilità, sull’immaginario di chi ascolta.